Ancora Stoner, ancora Ducati (3 vittorie nelle prime 4 gare).
Sono loro (assistiti da delle Bridgestone che, seppur inferiori a Michelin in prova, hanno trovato un’ottima costanza di rendimento in gara) la vera – e ad oggi unica – alternativa a Valentino.
Non c’è che dire, gli occhi del mondo a due ruote guardano con invidia ed ammirazione al progetto sviluppato da pochi, ma abilissimi tecnici nostrani, in quel di Borgo Panigale (a riprova di ciò, basti pensare alle esternazioni di Brivio -“noi, oggi, non siamo capaci di fare un motore che gira a certi regimi e consuma così poco”- e di Rossi -“non ho mai gareggiato contro una moto che va così tanto più forte delle altre”-).
E Vale?
In prova, ha fatto il “giro della vita”, staccando un tempo stellare e alimentando legittime aspirazioni di vittoria per la gara. Indubbiamente va evidenziato come il pacchetto Yamaha – Michelin in qualifica sia davvero di primissimo livello, tanto da portare al terzo posto Colin Edwards sulla griglia di partenza, poi inesorabilmente naufragato in gara.
Ma in gara il Dottore, pur rimanendo vicinissimo al “manico” di Borgo Panigale per tutta la durata del Gran Premio (salvo gli ultimi 5 giri, causa un lunghissimo in frenata…), ha dovuto tirar dal cilindro staccate impressionanti ed una guida che mi è parsa costantemente “impiccata”, subendo lo strapotere del cuore desmodromico sui tre rettilinei di
Shangai.
Al contrario – almeno per mia personalissima opinione – Stoner non ha forzato la guida nel misto o in frenata, perfettamente consapevole dell’incredibile, impressionante superiorità del missile rosso sul dritto (sul lungo rettilineo d’arrivo, ha toccato i 347 km/h di velocità massima … vera fantascienza per Yamaha, ma anche per la stessa Honda).
Casey continua a non sbagliare un colpo, a non sentir la pressione e a guidare da vero veterano.
E lo Stoner dell’anno scorso? Che fine ha fatto?
Bravissimo, certo. Velocissimo, certo. Senza alcun timore, ok. Ma cadeva, cadeva con una continuità imbarazzante (…specie verso fine stagione…).
Possibile che in un anno sia tanto maturato?
Più probabile, invece, pensare ad un Casey che non abbia ancora toccato con mano il proprio limite e quello della Ducatona ....ed è questa semplice considerazione, forse, a mettere più ansia al Vale nazionale.
Sicuramente un particolarissimo plauso meritano Hopkins (terzo all’arrivo, primo podio assoluto in MotoGp) e la Suzuki (con un buon Chris Vermeullen settimo): veloci in prova, velocissimi aggressivi e costanti in gara.
Sono loro la sorpresa più bella di questo primo scorcio di campionato assistiti da delle Bridgestone che confermano grandi qualità di durata e di performance assoluta sul giro.
Quarto, uno spento Pedrosa ed una spentissima Honda.
Nessuna emozione da segnalare se non il sorpasso -incredibile a dirsi, ma avvenuto in staccata-
su Melandri (quinto all’arrivo), quest’ultimo protagonista di una buona prima parte di gara … per poi perdersi lentamente …
Capirossi partito 14esimo e con forti dolori all’avambraccio destro ha pian piano rimontato sino al 6° posto finale: Capirex non ha ancora trovato il feeling giusto col mezzo, come da sua stessa ammissione, ma sto tornando in forma e tutti noi, amanti dell’infinito coraggio e della classe di Loris, lo aspettiamo nei primissimi posti.
Finalmente una gara di livello per la Kawasaki che, pur non avendo alcun pilota di prima fascia, ha concluso ad un discreto ottavo posto con Randy de Puniet.
Infine, come se non bastassero le mille difficoltà che il Campione del Mondo in carica sta incontrando in questa prima parte della stagione, il buon Hayden, dopo esser stato speronato alla terza curva da un sempre più “devastante” (in senso negativo) Toni Elias, è stato condannato ad una mesta gara nelle retrovie.
Ultimissima nota: basta che con questi circuiti costruiti e progettati per le F.1 e che offrono, per la MotoGp, uno spettacolo non sempre di primo livello.
Ci si vede a Le Mans – Francia.
La Vs.
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